Once upon a time

Sono in biblioteca che studio.

Esami TFA finiti. Relazione finale inviata. Ora manca solo l’orale…

Incredibile, dal 21 luglio riavrò la mia vita.

E per allora sarà anche un anno – UN ANNO! – che sto con il Piccolo Lord.

Tutto questo esattamente un anno fa mi sarebbe sembrato impossibile.

Sono quasi felice.

Ora speriamo solo che la riforma (la “buona scuola”… già dal nome si può capire la raffinatezza intellettuale di chi l’ha prodotta) non rovini tutto.

Message in a bottle

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Primavera.

Aprile è arrivato senza che avessi il tempo di capire che era passato marzo.

Non sto più scrivendo, perché il TFA, e il lavoro, e il tirocinio, mi stanno succhiando anche le più piccole energie.

Però sono felice.

So che fino a luglio non avrò vita sociale, ma faccio una cosa che mi piace e forse a settembre riuscirò ad avere un lavoro che mi piace.

Tiriamoci su le maniche, e diamoci sotto.

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PS – Uno dei libri in foto l’ho tradotto anch’io (ed è appena uscito fresco fresco di stampa).

Non sono morta…

…solo oberata di lavoro.

Sto lavorando da una decina di giorni in un ITIS, con ragazzi di terza, quarta e quinta automazione.

Supplenza di un mese.

Classi di circa 28 maschi e, se va bene, una ragazza.

In quinta ho anche dei bocciati che hanno appena 7 anni meno di me.

Insomma, temevo il disastro.

E il primo giorno, quando ogni volta che mi giravo a scrivere alla lavagna partivano i fischi e i commenti sul mio culo ho temuto che ci saremmo arrivati.

E invece, a botte di compiti a casa e in classe valutati (mi sto auto prescrivendo quantità enormi di lavoro correttorio serale) e serietà massima, ce la sto facendo.

Ieri ho perso la voce e sono riuscita lo stesso a fare lezione. Hanno semplicemente abbassato il tono. Da soli.

Son soddisfazioni.

[P.S. Ovviamente nel frattempo sono cominciate le lezioni del TFA e quindi non ho un secondo di respiro, ma era inevitabile.]

Presidente

Oggi che abbiamo un nuovo Presidente della Repubblica (non lo conoscevo prima di qualche giorno fa e non riesco a capire se esserne così felice come appaiono praticamente tutti i visi sugli schermi, ma in parte mi faccio prendere dall’euforia collettiva e mi dico che se suo fratello è stato ammazzato dalla mafia se non altro sarà un rigoroso controllore e così via), ho pensato a te.

A te che, scherzando, (ma non troppo, quegli scherzi che velano un mezzopensiero) chiamavi l’Italia “paese del Terzo Mondo”. Forse oggi ci siamo dimostrati qualcosa di meglio. Goditi la tua France, con il sistema di sicurezza parigino imbarazzante e il presidente che sembra Pippo da quanto è goffo.

Si specchierà il naso?

“Se un bambino scrive nel suo quaderno “l’ago di Garda”, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo “ago” importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?”

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia

Conversazioni con la nonna / 2

“L’Italia è un paese rovinato dai politici, la situazione è irrecuperabile. Io se fossi giovane me ne sarei già andata all’estero da un pezzo!”

“Eh, io sto provando a restare, nonna. Poi se non ci riesco, andrò all’estero. Sai che mi piace viaggiare”.

“Già. E quel tuo fidanzato francese, si è più fatto sentire?”

“No. Cioè, sì, ma giusto per gli auguri di Natale. Io ci ho creduto tanto, ma non era proprio destino fra noi”.

“Vero. Ma meglio così. Tu non ti saresti mai trovata bene in Francia. Con la famiglia qui, gli amici qui… Alla fine, nessun posto è bello come casa propria!”.

Insegnanti

“La diversità degli insegnanti era sorprendente, è la prima forma di molteplicità di cui si prende coscienza nella vita. Il fatto che essi ci stiano davanti così a lungo, esposti in tutte le loro reazioni, osservati ininterrottamente per ore e ore, oggetto dell’unico vero interesse della classe, impossibilitati a muoversi e dunque presenti in essa sempre per lo stesso tempo, esattamente delimitato; la loro superiorità di cui non si vuole prendere atto una volta per tutte e che rende acuto, critico e maligno lo sguardo di chi li osserva; la necessità di accostarsi a loro senza rendersi le cose troppo difficili, dato che non ci si è ancora votati al lavoro in maniera definitiva; e poi il segreto in cui rimane avvolto il resto della loro vita, in tutto il tempo durante il quale non stanno recitando la loro parte davanti a noi”.

Elias Canetti, La lingua salvata. Storia di una giovinezza